La prima volta avevo più o meno sedici anni. Presi uno di quei fogli da quadernone a quadretti rosa e scrissi a Giorgio Gori, che all’epoca era, se non ricordo male, direttore di Italia 1. Gli proposi un format televisivo dal nome Obiettivo Lavoro, dedicato ai giovani e alle nuove prospettive nella ricerca del lavoro.
Una pagina in tutto, con tanto di logo disegnato a penna: lo schermo di un pc dove girava un mappamondo.
Mi rispose, dopo un po’ di tempo, il coordinamento nuove proposte di Mediaset. Una letterina, credo standard, dove si diceva che erano troppo pochi gli elementi per giudicare l’originalità e la novità del format, e che quindi attendevano più specifiche.
Non diedi mai seguito alla cosa, data l’età e l’inesperienza (era pur sempre un foglio di quadernone!).
Qualche anno dopo conclusi un master in fashion editor con una tesi pratica: ideai un altro format tv. Si chiamava Fashion News, lo strillone della moda. Si trattava di una striscia quotidiana dedicata alla moda con occhio economico-finanziario. Questo era, a differenza del primo, fatto molto bene: c’erano tutti gli elementi che poi ho scoperto essere indispensabili per la presentazione di un’idea televisiva. Il progetto era in collaborazione con la tv del Sole 24ore. Venne qualcuno del loro ufficio marketing, l’idea piacque ma la tv stava per chiudere. Vagamente proposero di prenderlo, in cambio di una videocamera digitale. Finì tutto lì, era il dicembre del 2001.
Da allora non è successo più nulla, io di format ne ho scritti diversi, ma sono rimasti tutti nei miei cassetti. Uno, in particolare, era dedicato a un televisione locale di Pescara, ai tempi dell’università. L’avevo chiamato Urban ed era un magazine ideato per sostenere le attività turistiche della città: avevo previsto una collaborazione con la squadra di calcio, con i locali più trendy e con gli avvenimenti itineranti dell’estate. Il tutto col forte contributo della popolazione universitaria.
Per un po’ di anni le mie energie si sono poi catalizzate sul giornalismo, che frattempo è diventata la mia attività unica ed esclusiva. Ciò nonostante, ogni tanto mi assale qualche idea che mi sembra fantastica. Un paio di anni fa ero tutta concentrata su un progetto che mettesse a nudo il mondo della moda e delle pubblicità, dal titolo Modella domani. Ispirato allo schema della gara tra due squadre, prevedeva che le aspiranti modelle sfornite di book fotografico, realizzassero un vero servizio fotografico grazie alla produzione del programma. A scopo didattico, aveva l’idea di “insegnare” il gusto per la moda, grazie alla collaborazione di un vero team: stylist, trucco e parrucco, fotografo di moda.
E veniamo all’oggi, e all’ultima idea che mi gira in testa, sintetizzata all’osso. Si chiama Mamma mia: un programma dedicato interamente alla maternità. Macro-argomenti e micro-storie, con problemi di gestione quotidiana dell’evento figli. Una sorta di tavola rotonda tra un gruppo di mamme, sempre le stesse, dove ci si confronta su vari argomenti, con l’ausilio di esperti e professionisti.
Tralascio tutte le variazioni per radio, e mi chiedo se mai riuscirò a fare il salto nella direzione della produzione. Non ho esperienza, non ho l’età e la condizione per rimettere tutto in gioco. Ma forse non sarebbe neanche così necessario.. Il fil rouge tra le due professionalità nella mia testa c’è già.
Nell’attesa, se qualcuno sa consigliarmi, sto volentieri ad ascoltare.