La frase, evidentemente, ricorre abbastanza.
Quando, al mattino, dico: andiamo, oppure sei pronto?.
Quando, in macchina, sbotto: vai piano, frena, attento e via discorrendo.
E poi quando chiedo, al pomeriggio: hai mangiato amore?, oppure: fumare ti fa male, non prendere freddo, asciugati i capelli dopo la partita di calcetto. Inutile negare: sono le mie parole.
Però, con tutto il rispetto per la signora in questione, ho elaborato il concetto che la colpa di tutto il mio essere perennemente in ansia è sì di una mamma, ma della mia. Mi sembra di sentirla, con le stesse frasi, verso me, mio fratello e mio papà (e col disappunto corale di tutti), e con la promessa intima a me stessa che non sarei stata mai come lei.
Invece eccomi qua: apprensiva, protettiva e classicamente italica.
Stamattina in macchina, all’ennesimo rimbrotto scherzoso, gli ho detto: amore, se sono come tua mamma è una garanzia. In fondo a lei vuoi molto bene, e anche a me. Anzi, forse ti sono piaciuta proprio per questo… Lui mi ha guardata, e mi ha stampato l’ennesimo bacio sulla guancia. Come faceva mio papà (e come fa ancora), davanti agli occhi dolci della sua bambina.