Il blog di Elettra

marzo 10, 2010

Il mio non futuro da autore televisivo

Filed under: lavoro,moda — radecata @ 5:57 pm
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La prima volta avevo più o meno sedici anni. Presi uno di quei fogli da quadernone a quadretti rosa e scrissi a Giorgio Gori, che all’epoca era, se non ricordo male, direttore di Italia 1. Gli proposi un format televisivo dal nome Obiettivo Lavoro, dedicato ai giovani e alle nuove prospettive nella ricerca del lavoro.

Una pagina in tutto, con tanto di logo disegnato a penna: lo schermo di un pc dove girava un mappamondo.

Mi rispose, dopo un po’ di tempo, il coordinamento nuove proposte di Mediaset. Una letterina, credo standard, dove si diceva che erano troppo pochi gli elementi per giudicare l’originalità e la novità del format, e che quindi attendevano più specifiche.

Non diedi mai seguito alla cosa, data l’età e l’inesperienza (era pur sempre un foglio di quadernone!).

Qualche anno dopo conclusi un master in fashion editor con una tesi pratica: ideai un altro format tv. Si chiamava Fashion News, lo strillone della moda. Si trattava di una striscia quotidiana dedicata alla moda con occhio economico-finanziario. Questo era, a differenza del primo, fatto molto bene: c’erano tutti gli elementi che poi ho scoperto essere indispensabili per la presentazione di un’idea televisiva. Il progetto era in collaborazione con la tv del Sole 24ore. Venne qualcuno del loro ufficio marketing, l’idea piacque ma la tv stava per chiudere. Vagamente proposero di prenderlo, in cambio di una videocamera digitale. Finì tutto lì, era il dicembre del 2001.

Da allora non è successo più nulla, io di format ne ho scritti diversi, ma sono rimasti tutti nei miei cassetti. Uno, in particolare, era dedicato a un televisione locale di Pescara, ai tempi dell’università. L’avevo chiamato Urban ed era un magazine ideato per sostenere le attività turistiche della città: avevo previsto una collaborazione con la squadra di calcio, con i locali più trendy e con gli avvenimenti itineranti dell’estate. Il tutto col forte contributo della popolazione universitaria.

Per un po’ di anni le mie energie si sono poi catalizzate sul giornalismo, che frattempo è diventata la mia attività unica ed esclusiva. Ciò nonostante, ogni tanto mi assale qualche idea che mi sembra fantastica. Un paio di anni fa ero tutta concentrata su un progetto che mettesse a nudo il mondo della moda e delle pubblicità, dal titolo Modella domani. Ispirato allo schema della gara tra due squadre, prevedeva che le aspiranti modelle sfornite di book fotografico, realizzassero un vero servizio fotografico grazie alla produzione del programma. A scopo didattico, aveva l’idea di “insegnare” il gusto per la moda, grazie alla collaborazione di un vero team: stylist, trucco e parrucco, fotografo di moda.

E veniamo all’oggi, e all’ultima idea che mi gira in testa, sintetizzata all’osso. Si chiama Mamma mia: un programma dedicato interamente alla maternità. Macro-argomenti e micro-storie, con problemi di gestione quotidiana dell’evento figli. Una sorta di tavola rotonda tra un gruppo di mamme, sempre le stesse, dove ci si confronta su vari argomenti, con l’ausilio di esperti e professionisti.

Tralascio tutte le variazioni per radio, e mi chiedo se mai riuscirò a fare il salto nella direzione della produzione. Non ho esperienza, non ho l’età e la condizione per rimettere tutto in gioco. Ma forse non sarebbe neanche così necessario.. Il fil rouge tra le due professionalità nella mia testa c’è già.

Nell’attesa, se qualcuno sa consigliarmi, sto volentieri ad ascoltare.

febbraio 25, 2009

I muratori bergamaschi

Filed under: lavoro — radecata @ 10:14 am
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Ma anche quelli del resto d’Italia, e non solo. Insomma, di gente che lavora DAVVERO in giro ce n’è tanta, mica pizza e fichi…

E poi c’è la specie m’imbosco, faccio finta, faccio vedere….

Ecco, una bella seduta di lavori forzati. Anche due, dipende dai casi…

febbraio 12, 2009

La crisi c’è, eccome se c’è..

Filed under: elettra — radecata @ 4:21 pm
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Dopo un rapido conteggio, sembra che io abbia a che fare con uffici stampa di moda e bellezza da sette anni, occhio e croce.

Eppure questa non l’avevo ancora mai vista..

Scena 1. Elettra chiama ufficio stampa:  “Per cortesia, mi mandate un’immagine delle vostre tinture per capelli, da usare per un redazionale?”. “Oh, caspita, non abbiamo le immagini, ma se vuoi ti mandiamo il prodotto e lo fotografi tu”. “Vabbé, si può fare… Attendo il pony”.

Scena 2. via mail: “Cara elettra, il pony è partito. Dovrebbe arrivarti a breve il pacchetto. Avvisami per favore se non ti giunge entro oggi”.

Scena 3. Arriva una BUSTA (e non un pacchetto). Piatta, piattissima.. Elettra pensa: “Oh, cavolo.. si sono dimenticati di metterci il prodotto!”.

Scena 4. Elettra apre la busta, certa che la suddetta sia vuota. Ma, SORPRESA SORPRESA: al suo interno c’è la confezione schiacciata di una tintura per capelli (che non c’è), del valore indicativo di circa 10 euro….

Un cartonato, finto come l’aria di Milano e il benessere delle industrie cosmetiche.

C’è crisi, eccome se c’è…

gennaio 16, 2009

L’immagine conta

Filed under: donne,elettra,lavoro — radecata @ 11:43 am
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Ho deciso che se dovessi avere una figlia femmina, quando avrà 15 anni la manderò a seguire un corso da estitista. E poi, l’estate seguente, un bel corso di analisi cromatica e studio della figura.

Così, arrivata a 20, sarà in grado di fare da sola: sopracciglia, depilazione, trucco. Saprà inoltre abbinare i colori (dalle palette degli ombretti a tutto il resto), risparmierà un bel po’ di soldi e di tempo e saprà curare da sola la sua immagine.

Che poi, detta così, sembra solo una roba superflua. Ma forse no.. Perché l’immagine esteriore è importante, per i motivi che tutti sappiamo e che non sto ad elencare.

Di più: se fossi ministro della pubblica istruzione, istituirei un corso obbligatorio in tutte le scuole di ogni ordine e grado, per apprendere le regole di tale “arte” da docenti esperti di immagine e comunicazione.

Se infatti dovere della scuola è insegnare a coltivare la nostra dimensione interiore, non capisco perché la stessa regola non possa valere per quella esteriore.

Sono convinta di una cosa: presentarsi bene, a livello estetico, equivale a posizionarsi immediatamente nella giusta dimensione, rispetto al nostro interlocutore, chiunque esso sia.  E saperlo fare, bene, rende, specie nell’ambito lavorativo.

Quindi mia figlia mi sarà grata ancora di più, perché avrà un armadio impeccabile e una carriera brillante, in tutti i sensi.

settembre 22, 2008

Quando si dice uno che lavora!

Filed under: donne,uomini — radecata @ 1:54 pm
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Da cosmopolitan.it:

Io, il PENE, rivendico un congruo adeguamento economico e normativo per le seguenti motivazioni: 1. Lavoro impiegandomi fisicamente. 2. Lavoro in profondità. 3.Lavoro in un posto umido. 4. Lavoro in un ambiente buio e senza aria condizionata. 5. Lavoro ad alte temperature. 6. Lavoro a rischio di malattie infettive. 7. Lavoro con la testa. 8. Lavoro soprattutto di notte senza il pagamento degli straordinari. 9. Lavoro anche nei week- end senza il riposo compensativo. *REPLICA DELL’AZIENDA* L’Azienda non riconosce la validità delle richieste formulate poiché da una serie di rilevazioni derivanti dal controllo di gestione, risulta che il succitato PENE: 1. Non lavora per otto ore consecutive, comunque MAI quanto sarebbe opportuno. 2. Si addormenta spesso sul posto di lavoro dopo una breve attività lavorativa. 3. Si riposa molto fra un lavoro e l’altro. 4.Non mantiene il posto di lavoro pulito al termine della sua attività. 5. Non ha iniziativa, per farlo lavorare seriamente bisogna stimolarlo. 6.Difficilmente accetta di fare un secondo turno consecutivo. 7. A volte lascia il posto di lavoro prima di aver concluso la sua attività. 8. Non sempre obbedisce alle esigenze dei superiori. 9. Non sempre è fedele al suo posto di lavoro ma, a volte, svolge intensa attività con la concorrenza. 10. Inoltre, lo si vede entrare ed uscire continuamente dal suo posto di lavoro trascinando due borse sospette.

dicembre 18, 2007

Voglio lavorare da Google

Filed under: lavoro — radecata @ 3:39 pm
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Su Vanity Fair di questa settimana c’è un pezzo dedicato a Google Italia. O meglio, alle condizioni di lavoro di chi tutte le mattine (ma non c’è orario e puoi lavorare anche da casa), va nella sede di Milano.

Dove trova, solo per fare qualche esempio, calcio-balilla, poltrona elettrica per massaggi, palle rimbalzanti, videogiochi, e una grande cucina hi-tech, attrezzata per offrire (paga l’azienda) colazione, pranzo e persino cena biologica da portarsi a casa.

In più non è detto che si debba andare al lavoro (se vuoi stai a casa, dove ti forniscono adsl gratuito) oppure, se proprio ci tieni, vai in azienda (e anche qui mezzi pubblici pagati, o bici e casco gratis).

Ma, si sa, il lavoro stressa. Così, incluso nel tutto, ti danno pure l’abbonamento per la palestra (o per la piscina), l’assicurazione sanitaria, i soggiorni all’estero e l’anno sabbatico.

Ah, a fine mese arriva lo stipendio (perché questi sono i benefit)!

E, dico io, noi, umili mortali che per guadagnarci la pagnotta facciamo di tutto e di più, disposti a orari massacranti, pasti inesistenti, salari da terzo mondo… siamo scemi, o solo sfigati?

Tema: Rubric. Blog su WordPress.com.

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