
Su Vanity Fair di questa settimana c’è un pezzo dedicato a Google Italia. O meglio, alle condizioni di lavoro di chi tutte le mattine (ma non c’è orario e puoi lavorare anche da casa), va nella sede di Milano.
Dove trova, solo per fare qualche esempio, calcio-balilla, poltrona elettrica per massaggi, palle rimbalzanti, videogiochi, e una grande cucina hi-tech, attrezzata per offrire (paga l’azienda) colazione, pranzo e persino cena biologica da portarsi a casa.
In più non è detto che si debba andare al lavoro (se vuoi stai a casa, dove ti forniscono adsl gratuito) oppure, se proprio ci tieni, vai in azienda (e anche qui mezzi pubblici pagati, o bici e casco gratis).
Ma, si sa, il lavoro stressa. Così, incluso nel tutto, ti danno pure l’abbonamento per la palestra (o per la piscina), l’assicurazione sanitaria, i soggiorni all’estero e l’anno sabbatico.
Ah, a fine mese arriva lo stipendio (perché questi sono i benefit)!
E, dico io, noi, umili mortali che per guadagnarci la pagnotta facciamo di tutto e di più, disposti a orari massacranti, pasti inesistenti, salari da terzo mondo… siamo scemi, o solo sfigati?